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Notizie dal mondo socio-sanitario

Contro il diabete di tipo 2 serve uno stile di vita più salutare

Da una dieta sana all’abbandonare i mezzi privati. La sfida al diabete di tipo 2, che in Italia riguarda oltre tre milioni di persone, passa da uno stile di vita più salutare. A conferma di ciò, c’è un dato: più di un diabetico su due vive in città. Un riscontro che non sorprende gli specialisti, per cui il diabete è ormai un problema spiccatamente urbano. «Nel 2045 i tre quarti della popolazione diabetica vivrà nelle metropoli o in città – afferma Giorgio Sesti, ordinario di medicina interna all’Università di Catanzaro e presidente della Società Italiana di Diabetologia -. Inoltre si sta assistendo a un incremento dell’obesità in coloro che vivono in aree urbane rispetto a quanti vivono in ambienti rurali».

 

DIABETE (DI TIPO 2) E STILI DI VITA – Il numero delle persone con diabete in Italia è stimabile in circa quattro milioni di casi noti e di almeno un milione di casi non ancora diagnosticati. Quasi il 65 per cento delle persone con diabete di tipo 2 ha un’età pari o superiore ai 65 anni. Circa un paziente su cinque ha già superato gli ottant’anni, mentre due pazienti su cento hanno vent’anni. A soffrirne sono per lo più gli uomini. Gli esperti della Società Italiana di Diabetologia, prendendo come modello Roma, l’area metropolitana più popolosa d’Italia e la quarta di Europa, hanno costruito una mappa del diabete e dei fattori di rischio nella città italiana e nell’area metropolitana. La prevalenza di diabete negli otto distretti dell’area metropolitana è stata messa in relazione con indicatori degli stili di vita e di stato socio-economico. All’interno dell’area metropolitana di Roma, la prevalenza di diabete varia fra il 5,9 per cento e il 7,3 per cento nei vari distretti sanitari. Nei distretti a più alta prevalenza di diabete è risultata più alta la percentuale di soggetti che si muovono con mezzi privati, mentre è inferiore la quota di residenti che si muovono a piedi o in bicicletta. Questa osservazione ha evidenziato la forte correlazione tra diabete e stili di vita e l’importanza dell’attività fisica per contrastare l’aumento dei casi di diabete nelle città. Per esempio, nei distretti dove si riscontra una minor percentuale di persone con diabete (5,9 per cento) oltre il 20 per cento delle persone si muove a piedi o in bicicletta e il 52 per cento utilizza un trasporto privato (automobile o motorino). Dove invece si riscontra una maggior percentuale di persone con diabete (7,5 per cento) la percentuale di persone che si sposta a piedi o in bicicletta scende al 12 per cento e sale al 62 per cento quella delle persone che utilizza un mezzo privato.si il 65 per cento delle persone con diabete di tipo 2 ha un’età pari o superiore ai 65 anni, Foto: Pixabay

CONTA ANCHE LO STATUS SOCIOECONOMICO – Inoltre, i distretti con più alta prevalenza di diabete si caratterizzano per un più elevato tasso di disoccupazione e una più bassa percentuale di laureati e diplomati, ma anche per un più basso indice di vecchiaia. «Questi dati sottolineano come, in un ambito urbano, il basso stato socioeconomico rappresenta un fattore importante di vulnerabilità per il diabete – sostiene Antonio Nicolucci, Direttore Coresearch – Center for Outcomes research and clinical epidemiology -. Considerato che l’età rappresenta assieme all’obesità il principale fattore di rischio per il diabete, è importante enfatizzare che nonostante il più basso indice di vecchiaia, i distretti più svantaggiati dal punto di vista socioeconomico presentano una prevalenza più elevata di diabete. Questo vuol dire che in condizioni di vulnerabilità socio-culturale, il diabete non solo è più frequente, ma insorge anche più precocemente nel corso della vita». Si conferma inoltre l’importanza degli stili di vita, soprattutto della «slow mobility» come importante fattore per arginare la crescita dei casi di diabete. L’analisi effettuata su Roma rappresenta a tutti gli effetti un nuovo modo di considerare una patologia cronica quale è il diabete come una rete di complesse interazioni fra caratteristiche individuali, socio-culturali e ambientali e per questo il modello sarà ora esportato alle altre aree metropolitane Italiane.

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